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Piano City Milano, svoltasi tra venerdì 11 e domenica 13 maggio, è il nome di un evento certamente fuori dal comune in Italia nato da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern, già svoltasi con gran successo a Berlino.

Una città, Milano, popolata da circa 200 concerti per pianoforte, per la maggior parte gratuiti, con repertorio d’ogni genere musicale (dalla classica alla jazz, dalla sperimentale alla minimalista e new age) e che ha visto, al tempo stesso, la partecipazione di artisti già noti al mondo pianistico (Capossela, Einaudi, Cacciapaglia) ed altrettanto validi pianisti amatoriali.

Ma certamente l’aspetto più interessante della kermesse è la possibilità di assistere ad un House Concert, com’è successo a me.

Sabato 12 si è tenuto a casa di Silvia Leggio, concertista e docente di pianoforte, il concerto di Gian Mario Soggiu e Dominique Piers Smith.

Due splendidi interpreti per un repertorio ricco e meraviglioso il cui programma di sala riporto qui sotto:

Come promesso ai miei due amici pianisti, ecco alcuni brevi estratti di due loro brani: il Mephisto-Waltz n.1 di Liszt eseguito da  Gian Mario e Los Requiebros tratto dalla Goyescas Suite di Granados suonato da Dominique (perdonate la qualità audio e video assolutamente amatoriale!):

Aspettando con trepidazione Piano City Milano 2013 e auspicandomi che ogni città abbia prima o poi il proprio Piano City, vi auguro buon ascolto!

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Sabato ho avuto l’immenso piacere di assistere ad uno degli House Concerts di Piano City Milano, splendida rassegna di musica pianistica con eventi sparsi un po’ in tutta la città meneghina (e peccato non averli potuti sentire tutti!).
Così, grazie all’invito di Gian Mario Soggiu, brillante pianista conosciuto grazie ad un mio articolo  riguardante l’interpretazione della Cathédrale Engloutie eseguita da Dominique Piers Smith,  suo amico e collega, ho potuto ascoltarli entrambi, con due programmi a dir poco stimolanti ed impegnativi.

Ringrazio ancora di cuore Gian Mario e Dominique che spero di rivedere presto!

Ma avrò modo di  raccontarvi di quest’avventura musicale nel prossimo articolo.

Oggi vorrei darvi invece modo di ascoltare un brano didattico apparentemente facile che ritengo tra i più raffinati. In questa serie di brani ne sarò io stessa esecutrice.

La Gymnopédie n. 1 di Erik Satie composta, come le altre due, nel 1888 è certamente un brano per i giovani allievi ma non certo da affrontarsi ai primissimi anni.

Il titolo Gymnopédie fa riferimento alle Gymnopaedia, ciclo di festività che si svolgeva ogni luglio a Sparta e che includeva  danze di guerra e di abilità in onore degli dei e degli eroi caduti in battaglia. Solitamente si accosta allo stile neogreco nelle arti figurative.

In questo brano non vi sono passaggi tecnici particolarmente difficili, scale, abbellimenti grandi aperture accordali, velocità etc… ma la sfida maggiore sta  nel tocco e quindi nel saper calibrare  l’accompagnamento della sinistra, che danza in 3/4 con appoggio del peso sul secondo tempo, con il tema alla destra che deve necessariamente risaltare sempre cristallino e leggero, per rendervi un’immagine, direi quasi come se questo canto si posasse sopra un cuscino di nuvole. La ciclicità e la ripetitività pervade il nostro orecchio dando una sensazione di completo abbandono, per poi ironicamente sorprenderci alla fine col cambiamento di accordi (dal maggiore della prima parte al minore nella seconda).

Credo che questa sorta di ironicità a fine brano rispecchi il carattere e l’atteggiamento che lo stesso Satie dimostrò in vita in varie occasioni (da leggere assolutamente “I quaderni di un mammifero”) pur se amante della semplicità e al contempo dolente della propria solitudine.

Consiglio fortemente di studiare questo brano per imparare l’indipendenza delle mani, il tocco, i colori e l’uso del pedale senza l’ansia di una velocità eccessiva ma soprattutto per imparare che nelle cose semplici talvolta c’è molto più da cogliere e percepire.

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