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Come ogni anno, sono sopravissuta al periodo più difficile, quello dei saggi! La mia stanchezza sommata a quella dei miei allievi a quella dei genitori e dei colleghi, mi hanno, nonostante tutto, permesso di superare con soddisfazione questo momento. Sapere come si organizza un saggio s’impara e l’esperienza degli anni passati è sicuramente servita.

Il recital di fine anno, superfluo a dirsi, è un’ occasione importante per me, per testare il lavoro svolto con ciascun allievo, ma lo è sorpattutto per gli allievi affinchè possano mettersi alla prova di fronte ad un pubblico. Un mio amico un giorno mi disse, saggiamente, che chi ha il talento  musicale non può tenerlo per sé ma ha la “missione” di condividerlo con gli altri. Niente di più vero e motivo principale per il quale si “deve” suonare in pubblico. E’ davvero questo lo spirito con il quale insegno ad affrontare il recital, non soltanto per sé stessi, per crescere, maturare e rinnovare la passione per la musica. Sbagliare qualche nota fa parte del gioco!

Mi piacerebbe nei prossimi lunedì farvi ascoltare alcune delle performance del recital. Iniziamo con la Jamaican Rumba del compositore australiano Arthur Benjamin.

Composta nel 1938, è parte di una suite orchestrale che si rifà ai ritmi caraibici delle Antille (anche se la rumba è una danza di origine africana), e brano che rese famoso Benjamin non solo in Jamaica (dove il governo lo ringraziò a suon di rum!) ma in tutto il mondo.

Quella che vedrete e sentirete qui è la versione a 4 mani, ma ve ne sono molte altre (a due pianoforti e per orchestra sono le più celebri) eseguita da me e dalla mia allieva Seiko Mazzucato a chiusura del recital conclusivo di quest’anno.

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