Archive for the ‘Storia della musica’ Category

Oggi vi offro un ascolto inusuale nel panorama della musica pianistica d’insieme e ringrazio enormemente il prof. Vincenzo Soravia per aver allargato in passato i miei orizzonti musicali con così tanta profondità ed eleganza.

Darius Milhaud è un compositore meno conosciuto ai più ma noto ai pianisti come facente parte del Gruppo dei Sei assieme a Poulenc, Honegger, Tailleferre, Auric e Durey.

Il gruppo richiama nel nome il sovietico  Gruppo dei Cinque ma nasce a Parigi intorno alle figure ispiratrici di Jean Cocteau, letterato, regista e scenografo dal carattere vulcanico e a quella di Erik Satie, musicista tra i più rivoluzionari degli anni ’20. Tale Neoclassicismo che i Sei apprendono dallo stesso Satie nacque come reazione all’espressionismo con rinnovate caratteristiche di semplicità e purezza come massima espressione dell’oggettività.

Milhaud (1892-1974) fu alquanto prolifico (più di 500 sono i titoli delle sue opere!) e la sua musica risente moltissimo dell’influsso sudamericano in quanto fu chiamato dallo scrittore Paul Claudel come segretario dell’ ambasciatore in Brasile per ben 2 anni.

Il brano del video è Brasileira, terzo brano di Scaramouche (1937) suite per due pianoforti eseguita magistralmente da Martha Argerich e Nelson Freire.

Godetevi il ritmo di samba!

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Oggi apro anche una sezione di lettura per chi come me divora libri d’ogni genere anche se questo breve articolo ed i successivi riguarderanno nello specifico alcune letture musicali.

Tra i miei scaffali ho ritrovato quest’interessante lettura: “Gli Immortali” di Giorgio Pestelli, professore di storia della musica all’Università di Torino e critico musicale su La Stampa.

Con eleganza e gusto personale fornisce 230 schede di ascolto di alcuni tra i maggiori capolavori della musica classica   occidentale, dalla strumentale alla sinfonica ed oltre ponendosi di fronte ad un ipotetico lettore digiuno di musica classica ma  curioso di approfondire la questione e magari cominciare una propria discoteca essenziale di “ciò che non si può non conoscere”.

 Il libro si arricchisce in fondo di un elenco alfabetico degli autori e di schede che non seguono un’ordine storico ma con agilità  narrativa stimolano senza dubbio la voglia di ascoltare o di riascoltare di volta in volta capolavori dei quali l’autore sa cogliere con  saggezza l’essenza  e che magari tutti noi avevamo dimenticato o non approfondito a dovere.

Chissà che un giorno non riesca anch’io a scrivere il mio “Gli Immortali”!

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Oggi v’invito all’ascolto di un brano che amo particolarmente: La cathédrale engloutie, 10° brano del I libro di due raccolte di preludi, composti da Claude Debussy tra il 1909 ed il 1913, con implicita dedica ai preludi di Chopin che a sua volta si rifacevano ai preludi del Clavicembalo Ben Temperato di Bach.

Inutile dire che ancora una volta Debussy e l’elemento acqua si ritrovano ad essere fortemente connessi, come in molte delle sue meravigliose composizioni (Ondine, La mer, Le jet d’eau dai Cinque poemi di Baudelaire, Pagodes e Jardin sous la pluie da Estampes, Reflects dans l’eau da Images, En bateau dalla Petite Suite per pf. a 4 mani, Pur remercier la pluie au matin dai Sei Epigraphes antiques sempre per pf. a 4 mani, Pelléas et Mélisande e molti altri ancora…).

Si aggiunge poi la magia di una leggenda che sta dietro a questo brano, quella della mitica città celtica di Ys che la storia narra essere riemersa dall’oceano per l’ultima volta prima del suo definitivo oblio eterno.

Il pianista di questo video è Dominic Piers Smith, giovane ed emergente pianista (nonché ingegnere aerospaziale!) che ci grazia di una splendida interpretazione alquanto profonda, delicata e lunare.

Ma successivo a questo video troverete una versione elettronica del brano, che sicuramente pochi hanno riconosciuto nel corso della pellicola, versione che fu utilizzata nel film Fuga da New York di John Carpenter, il quale ne fu non solo regista ma anche compositore delle colonna sonora, come per molti dei suoi film.

Buon ascolto!

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Vi segnalo oggi un film su Beethoven e la sua musica  scritto e diretto dallo scrittore Alessandro Baricco, qui una recensione ed eccone nel video qui sotto un’ assaggio:

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Preludio e fuga in do diesis maggiore BWV 848.

Mi rifaccio alla lettura di Hermann Keller “Il Clavicembalo ben temperato  di Johann Sebastian Bach – l’opera e la sua interpretazione” (tradotto da Claudio Toscani), ed. Ricordi.

Come cita Keller, pochissimi sono i brani nella storia della musica a servirsi di questa tonalità con sette diesis: Haydn nel trio della sonata Hob XVI 36 e Beethoven nella Sonata quasi una Fantasia, mentre Schumann nel finale dei suoi Studi Sinfonici e Chopin nella parte centrale della Polacca in do diesis maggiore utilizzzarono l’omofona tonalità di re bemolle maggiore.

Il preludio di complessive 104 battute, inizialmente più breve in 67 (composta solo dalle battute 1-62 e 99-104), procede a due sole voci con andamento ascendente e discendente. Sicuramente tra i preludi del clavicembalo rappresenta l’esempio interpretativo tra i più virtuosistici, con una trama vicina alla badinerie (si ascolti l’ultimo movimento della Suite Orchestrale n. 2 per flauto ed archi dello stesso Bach), carattere dato soprattutto dalle seste spezzate che ritroveremo poi nel basso della corrispondente fuga.

La struttura è piuttosto logica e simmetrica (divisibile matematicamente per 4), interrompe il ciclo di 4 e 8 battute solo tra batt. 31-32 (al tempo stesso inizio e fine di un ciclo) e batt. 87-96 ( con un ciclo ampliato, di 10 batt. totali ed il successivo ciclo ridotto, di totali 6).

Nel ciclo di battute 47-54 abbiamo la ripresa alla sottodominante (fa diesis maggiore). La parte nuova da battuta 63 (che, come detto all’inizio dell’articolo, non faceva parte dell’originale stesura) è di andamento frizzante (definito da Schumann “gioco grazioso di spiritelli saltellanti”).

Qui appaiono (in 4 cicli di 12, 4, 4 e 10 battute) pause e note staccate di semicroma per concludere con accordi spezzati l’intero preludio, uno slancio che non permette alcun indugio nella velocità e costringe all’assoluta leggerezza del peso della mano.

La fuga (di 55 batt.) si sviluppa a 3 voci e con inizio tematico in levare sottolinea il carattere gaio e talvolta scherzoso. Qui la risposta (batt. 3) al soggetto non è altro che il soggetto alla quarta giusta inferiore (risposta reale). Numerose le seste spezzate che si richiamano al preludio (es. batt.2 e 5-6). Al soggetto alla tonica (batt. 1-2) rispondono due controsoggetti obbligati (batt. 3-4 e 5-6). Da batt. 7 e 16 vi sono le imitazioni e progressioni, come di consueto, nei divertimenti.

Possiede tre parti: l’esposizione (1-22) da do diesis minore a mi diesis minore; lo sviluppo (23-42) che gode d’intensa vita tematica (in particolare l’alternanza tra tonica e dominante svolta  dalle voci estreme da batt. 35); una ripresa (42-51…che nelle fughe generalmente non c’è!) e un’unica entrata del soprano da batt. 52, col levare precedente, che porta alla conclusione (52-55).

Ancora una volta, vi auguro buon ascolto!

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Anche oggi al via con l’ascolto della seconda coppia di esecuzioni tratte dal I libro del Clavicembalo Ben Temperato di Bach, mi riservo di parlarne poi la prossima settimana.

Si tratta del preludio e fuga n. 2 in do minore BWV 847 di J.S. Bach.

L’esecuzione è ancora una volta affidata ad un grande del clavicembalo, Kenneth Gilbert, clavicembalista, didatta e musicologo canadese.

Buon Natale e arrivederci alla prossima settimana!

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Oggi vi regalo una perla di dolcezza, naturalezza ed eleganza che Horowitz, splendido ed umile artista ed insegnante, ha saputo regalarci nelle sue performances.

Il brano è di Schubert:

improvviso in sol bemolle maggiore D899 n. 3 op. 90 (pubblicato nel 1857).

Ascoltarlo ad occhi chiusi vale più di ogni cosa!

Improvviso in sol bemolle maggiore n. 3 op. 90.

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Oggi si prosegue con l’ascolto del Clavicembalo ben Temperato, opera scritta da Bach in due tempi differenti e in due volumi separati: il primo nel 1722 ed il secondo nel 1744.

Partendo dal I libro abbiamo già ascoltato il preludio e fuga a 4 voci  in do maggiore BWV 846.

Oggi vi propongo l’ascolto di un grande della musica classica pianistica, Glenn Gould, l’esecutore in assoluto più originale di quest’opera.

Tale grandiosa opera è costituita da 24 brani, ciascuno suddiviso in due parti (un “preludio”, basato su armonia e sviluppo degli accordi e una “fuga”, incentrata più sulla melodia). Tutte le coppie di brani sono poi composte in tonalità sia maggiori che minori.

Il video che vi propongo è tratto dal film “32 piccoli film su Glenn Gould” nel quale possiamo godere dell’ascolto proprio del preludio e fuga a 3 voci in do minore BWV 847, eseguito da Glenn Gould:

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Johann Sebastian Bach

Cantata BWV 174 n.1 per orchestra “Ich liebe den Höchsten von ganzem Gemüte” (Leipzig, 1729)

Dopo l’ascolto del video precedente, oggi mi sembra doveroso accennare poche righe su Bach, il secondo passo per capirne la musica.

Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685- Lipsia, 1750) fu in vita principalmente clavicembalista ed ancor più organista virtuoso. Come compositore, diversamente dai suoi contemporanei Händel e Telemann, fu per molto tempo considerato di nicchia ed il suo modo di scrivere spesso reputato tradizionale e “demodé”. Poche le opere da lui composte stampate ai suo tempi, all’incirca una dozzina, così anche per tutto il cinquantennio successivo alla sua morte fino al 1801 quando fu finalmente pubblicato Il clavicembalo ben temperato. Il vero revival cominciò solamente dopo l’esecuzione nel 1829 a Berlino della Passione Secondo San Matteo, diretta da Felix Mendelssohn.

Bach si ricorda soprattutto per la polifonia ed il contrappunto (d’ispirazione italiana), i cui principi armonici furono utilizzati in seguito da molti compositori successivi (Martini, Beethoven, Mozart, Chopin, Schumann, Mendelssohn, Liszt, Brahms, Reger) e, non meno importante, per i contenuti sostenuti dalla sua forte fede luterana, motivo principale per cui scartò l’intento di comporre brani quali sonate o melodrammi (da lui ritenuti “piacere” e non “arte”), molto in voga all’epoca, privilegiando tematiche religiose e drammatiche, con estremo interesse per la liturgia, contenuti che ritroviamo soprattutto nelle Passioni, negli Oratori, nei Mottetti e nei Corali.

Le sue opere sono dunque da considerarsi, a motivo della loro complessità, sotto vari punti di vista: intellettuale, stilistico ed estetico.

Tra i maggiori esecutori di Bach si annoverano Karl Richter, Arthur Grumiaux e Glenn Gould.

Le opere furono per voce e coro, per organo, per clavicembalo, per altri strumenti solisti, per musica da camera e per orchestra.

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Oggi vi propongo l’ascolto di due versioni del Preludio e Fuga a 4 voci in do maggiore BWV 846 di Johann Sebastian Bach dal Clavicembalo ben temperato.

La prima è eseguita da Maurizio Pollini:

La seconda, senz’altro meno conosciuta, è eseguita al clavicembalo da Pieter-Jan Belder:

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Ecco qui un singolare contenitore di biografie di grandi pianisti, buona lettura!

http://www.klavier.it/pianisti/index.htm

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