Archive for the ‘Oltre la musica classica’ Category

Una delle suite debussiane che mi lasciano un senso di meraviglia crescente ad ogni nuovo ascolto è senz’altro Estampes, composta nel 1903 e costituita da 3 gioielli musicali simili a delicate xilografie antiche: Pagodes, La soireé dans Grenade e Jardins sous la Pluie.

Il primo brano, Pagodes, s’spira al “gamelan(uno splendido esempio lo trovate qui), ensemble di strumenti percussivi in uso a Bali e Giava, presentato per la prima volta nel 1889 nel corso dell’Esposizione Universale di Parigi. L’eco di suggestioni esotiche pervade l’intero brano attraverso l’immancabile uso della scala pentatonica,  una timbrica brillante quasi metallica, ricorrenti ritmi percussivi e l’uso sostenuto del pedale tonale (usato in modo saggio e mai sovrabbondante, fedeli all’indicazione dello stesso Debussy “delicatamente e quasi senza sfumature” che per noi pianisti si dovrebbe tradurre in:”non esagerare con i rubati e non ridondare con l’espressività altrimenti si trasforma in un brano di stile romantico!”.

Pianista: Davide Cabassi

Il secondo brano, La soireé dans Grenade, è un’ “habanera”, danza spagnola simile al tango (vi basti pensare a quella celebre tratta dalla Carmen di Bizet o al tradizionale La Paloma, per averne un’idea). Dall’oriente ci spostiamo alla Spagna araba con chiare imitazioni chitarristiche, senza per questo attingere direttamente da motivi popolari precisi ma solo con l’intento di evocarne le atmosfere (così come disse lo stesso Manuel De Falla). Con spiccata capacità di Debussy di dipingere scene non è difficile immaginare un gruppo di danzatori che con le loro movenze disegnano immaginari arabeschi tra le strade di Granada.

Pianista: François-Joël Thiollier

Il terzo e ultimo brano, Jardins sous la Pluie, ci trasporta in Francia, e pur descrivendo un temporale autunnale (con tutto il suo corredo di scrosci, tuoni, vento ululante – i cromatismi – e quant’altro) include anche due melodie infantili popolari francesi che sembrano riportare la spensieratezza tipica di ogni fanciullo (la stessa tonalità da minore passa a maggiore).

Pianista: Jeremy Menuhin

La descrittività è il carattere di tutti e tre i movimenti come se Debussy si fosse reso conto che la musica ha un valore aggiunto quando esplora a fondo tutte le capacità coloristiche e timbriche oltre a quelle armoniche e formali. Ecco la semplicità della magia del caro Debussy!

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Oggi v’invito all’ascolto di un brano che amo particolarmente: La cathédrale engloutie, 10° brano del I libro di due raccolte di preludi, composti da Claude Debussy tra il 1909 ed il 1913, con implicita dedica ai preludi di Chopin che a sua volta si rifacevano ai preludi del Clavicembalo Ben Temperato di Bach.

Inutile dire che ancora una volta Debussy e l’elemento acqua si ritrovano ad essere fortemente connessi, come in molte delle sue meravigliose composizioni (Ondine, La mer, Le jet d’eau dai Cinque poemi di Baudelaire, Pagodes e Jardin sous la pluie da Estampes, Reflects dans l’eau da Images, En bateau dalla Petite Suite per pf. a 4 mani, Pur remercier la pluie au matin dai Sei Epigraphes antiques sempre per pf. a 4 mani, Pelléas et Mélisande e molti altri ancora…).

Si aggiunge poi la magia di una leggenda che sta dietro a questo brano, quella della mitica città celtica di Ys che la storia narra essere riemersa dall’oceano per l’ultima volta prima del suo definitivo oblio eterno.

Il pianista di questo video è Dominic Piers Smith, giovane ed emergente pianista (nonché ingegnere aerospaziale!) che ci grazia di una splendida interpretazione alquanto profonda, delicata e lunare.

Ma successivo a questo video troverete una versione elettronica del brano, che sicuramente pochi hanno riconosciuto nel corso della pellicola, versione che fu utilizzata nel film Fuga da New York di John Carpenter, il quale ne fu non solo regista ma anche compositore delle colonna sonora, come per molti dei suoi film.

Buon ascolto!

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I Rachel’s sono un trio da camera statunitense, esteso talvolta ad un numero maggiore di componenti, capaci di fondere musica classica e influenze post-rock ed elettroniche senza mai banalizzarne l’interpretazione. Il connubio tra letteratura, arte e danza, come nel caso dell’album “Music for Egon Schiele” (1995) ne fa sicuramente un fenomeno singolare dove le atmosfere sonore, arricchite da richiami minimalisti alla Michael Nyman, risultano intimiste, romantiche e, a tratti, gotiche.

Qui il loro sito ufficiale.

Per saperne di più ecco una recensione di Ondarock. Ma sicuramente gli ascolti vi potranno rendere meglio l’idea di quest’ affascinante musica:

e qui un live.

Certamente questa musica evocativa è di grande ispirazione a progetti video, teatrali e cinematografici didattici, un altro creativo esempio qui

e una splendida reinterpretazione di “water from the same source”

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Ryuichi Sakamoto, musicista giapponese straordinario al pianoforte e noto compositore di colonne sonore quali L’ultimo imperatore,  il Té nel deserto e Furyo, ha collaborato con artisti di fama internazionale quali David Sylvian, Caetano Veloso e Iggy Pop.

A cavallo tra musica contemporanea d’ Occidente e musica tradizionale del Sol Levante, oggi dedico a voi l’ascolto di un brano reso celebre anche dall’interpretazione canora di David Sylvian (reintitolato per l’occasione Forbidden Colors) che qui propongo accanto alla versione strumentale live di Sakamoto in trio.

Successivo allo scioglimento della Yellow Magic Orchestra, formazione ideata dallo stesso compositore sotto l’influenza dei Kraftwerk e direttamente dal film “Merry Christmas Mr. Lawrence” del 1983 (interpretato dallo stesso Sakamoto al fianco di un alquanto giovane David Bowie), ecco a voi l’omonimo brano:

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Salve a tutti, inizio oggi la serie “Consigli d’ ascolto”, una sorta di non pretenzioso Bignami dell’ ascolto “moooolto” personale, poichè credo fermamente che la musica vada ascoltata tutta, e per tutta intendo di ogni genere e tipo, indipendentemente che si voglia diventare o meno musicisti e al di là del far musica classica, jazz, folk…..

Sono estremamente convinta, suggerimento che esprimo continuamente nel corso delle mie lezioni di piano ai miei allievi, che anche i musicisti di classica (chi ha studiato come me in Conservatorio, per intenderci) debbano nel corso della loro vita spingersi oltre la conoscenza della musica classica che è indubbiamente importante ma non l’unico modo di espressione musicale,  un atteggiamento curioso che porta a maturare una completa formazione musicale che significa, nella pratica, a suonare meglio con orecchie e mente più aperti.

Non sarà un elenco di brani nè storico, nè per autore, nè per difficoltà ma semplicemente ciò che ho ascoltato nella mia vita e che regalo a voi come piccoli consigli d’ascolto.

Iniziamo con la Penguin Cafe Orchestra, gruppo eterogeneo di musicisti capitanati da Simon Jeffes (purtroppo scomparso nel 1997), chitarrista e compositore ed Helen Liebmann, violoncellista, che nel ventennio ’70-’90 ha saputo dar vita ad un tipo di musica non banalmente classificabile in quanto influenzata dalla classica, dal folk e dal minimalismo alla Philipp Glass giovandosi per lo più dell’amicizia e della produzione di un personaggio geniale come Brian Eno.

Tratto dall’album “Signs of Life” (1987),  “Perpetuum mobile” in un live della BBC del 1989:

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Tanti auguri di buone feste a tutti e che il 2012 porti pace e tanta musica!

A presto!

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