Archive for the ‘Didattica’ Category

Oggi apro anche una sezione di lettura per chi come me divora libri d’ogni genere anche se questo breve articolo ed i successivi riguarderanno nello specifico alcune letture musicali.

Tra i miei scaffali ho ritrovato quest’interessante lettura: “Gli Immortali” di Giorgio Pestelli, professore di storia della musica all’Università di Torino e critico musicale su La Stampa.

Con eleganza e gusto personale fornisce 230 schede di ascolto di alcuni tra i maggiori capolavori della musica classica   occidentale, dalla strumentale alla sinfonica ed oltre ponendosi di fronte ad un ipotetico lettore digiuno di musica classica ma  curioso di approfondire la questione e magari cominciare una propria discoteca essenziale di “ciò che non si può non conoscere”.

 Il libro si arricchisce in fondo di un elenco alfabetico degli autori e di schede che non seguono un’ordine storico ma con agilità  narrativa stimolano senza dubbio la voglia di ascoltare o di riascoltare di volta in volta capolavori dei quali l’autore sa cogliere con  saggezza l’essenza  e che magari tutti noi avevamo dimenticato o non approfondito a dovere.

Chissà che un giorno non riesca anch’io a scrivere il mio “Gli Immortali”!

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Ho già trattato della pianificazione del tempo che si dovrebbe dedicare allo studio del pianoforte,  rivolgendomi soprattutto agli allievi più piccoli ed hai genitori che hanno un ruolo essenziale per i primi anni (ma anche per i successivi, e lo dico per esperienza!).

Ora veniamo al tema delicato del “come” si studia, cioè in che maniera ci si “può” approcciare allo studio di un nuovo brano.

Dico ci si “può” perché non ho nessuna pretesa d’indicare una panacea valida per tutti i brani, in quanto ogni composizione presenta le sue difficoltà (tecniche, espressive, ritmiche…) ed i suoi rischi.

A mio parere, all’inizio il lavoro iniziale si può anche fare senza toccare la tastiera.

Io, per esempio, lavorando con gli allievi a lezione, faccio inizialmente ascoltare il brano, magari anche in diverse interpretazioni. oggi gli allievi hanno una grande fortuna di avere youtube, oltre ai tradizionali cd, allora perchè non sfruttrare intelligentemente queste risorse? (presto fatto! Mi sono dotata di portatile piazzandolo accanto al pianoforte)

Insieme si analizza il brano cercando di notare le frasi, le parti simili o differenti, la verticalità (presenza di accordi) o orizzontalità (parti melodiche o arpeggi…), quelle più semplici e quelle più complesse, le sezioni in cui la velocità cambia o la ritmica subisce delle variazioni, le dinamiche etc…è sempre meglio avere già in partenza un’idea del brano, della direzione che vogliamo dare alla nostra esecuzione poi chiaramente, col tempo, assestare il tiro con piccoli cambiamenti utili.

Si arriva poi a suonare a mani separate tutto molto lentamente, talvolta cambiando la spartizione delle note tra le due mani, può sicuramente essere funzionale in alcuni passaggi ma dev’essere davvero necessaria altrimenti si esegue così com’è scritto.

Mentre si suona a mani separate stabilisco già le diteggiature (l’ “arte della diteggiatura” come la chiama Michele Campanella, idea già di Vincenzo Vitale e di tutta la scuola napoletana). Esse sono essenziali per la comodità di presa delle mani, facendovi altresì notare che le diteggiature comode per me non necessariamente lo sono per i miei allievi e che bisogna, quindi, fissarle in base al tipo di mano ed alla velocità del passaggio.

L’obiettivo è di rendere la posizione di entrambe le mani il più naturale possibile affinché il tutto diventi automatizzato.

Estremamente d’obbligo tener conto del fraseggio per dare senso alle frasi, all’intenzione del compositore e all’interpretazione.

Infine si suonerà a mani unite ma, sempre lentamente: il metronomo, a questo punto, è d’obbligo, anzi, usarlo già a mani separate sarebbe già un passo in avanti.

In base all’andamento segnato nel brano, il metronomo va poi velocizzato gradualmente (a velocità progressiva!) ripetendo il brano 2 o 3 volte per ogni tacca e meglio ancora se questo lavoro viene fatto sezionando il brano stesso e suddividendo il lavoro per più giorni così da assimilarlo un po’ per volta.

All’ inizio è bene suonare tutto senza dinamiche e senza pedale, solo una volta assimilate le note si passerà a questi aspetti interpretativi.

Se ancora certi passaggi non vengono, allora si può vedere di focalizzare lo studio solo sulle parti difficili con l’uso delle varianti ritmiche, con arpeggi presi ad accordo, con lo studio al contrario delle battute (dall’ultima alla prima della sezione difficile) sia a mani separate che unite, con un’esecuzione molto articolata e lenta, per le terzine spostando di volta in volta gli accenti etc….

Nota non meno importante, se iniziate un lavoro di velocità fatelo dopo esservi ben riscaldati con esercizi che ricordino i passaggi del brano (se ci sono scale e arpeggi perché non riscaldarsi proprio con quelle?), sempre partendo dalle mani separate e solo in seguito a mani unite. Evitate tendiniti come si eviterebbe la peste! Lo stesso Stephen Hough, pianista, didatta e giornalista, ne parla in uno dei suoi articoli pubblicati nel The Telegraph.

Magari in un prossimo articolo proverò ad illustrarvi qualche esempio per rendere meglio i concetti di oggi.

Ma di certo questo metodo collaudato da me e dai miei allievi dona stabilità al nostro apprendimento ed ha come necessità primaria un atteggiamento di calma, pazienza e costanza, correre non vi porterà da nessuna parte se non allo sconforto più totale!

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Vi segnalo oggi un film su Beethoven e la sua musica  scritto e diretto dallo scrittore Alessandro Baricco, qui una recensione ed eccone nel video qui sotto un’ assaggio:

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Preludio e fuga in do diesis maggiore BWV 848.

Mi rifaccio alla lettura di Hermann Keller “Il Clavicembalo ben temperato  di Johann Sebastian Bach – l’opera e la sua interpretazione” (tradotto da Claudio Toscani), ed. Ricordi.

Come cita Keller, pochissimi sono i brani nella storia della musica a servirsi di questa tonalità con sette diesis: Haydn nel trio della sonata Hob XVI 36 e Beethoven nella Sonata quasi una Fantasia, mentre Schumann nel finale dei suoi Studi Sinfonici e Chopin nella parte centrale della Polacca in do diesis maggiore utilizzzarono l’omofona tonalità di re bemolle maggiore.

Il preludio di complessive 104 battute, inizialmente più breve in 67 (composta solo dalle battute 1-62 e 99-104), procede a due sole voci con andamento ascendente e discendente. Sicuramente tra i preludi del clavicembalo rappresenta l’esempio interpretativo tra i più virtuosistici, con una trama vicina alla badinerie (si ascolti l’ultimo movimento della Suite Orchestrale n. 2 per flauto ed archi dello stesso Bach), carattere dato soprattutto dalle seste spezzate che ritroveremo poi nel basso della corrispondente fuga.

La struttura è piuttosto logica e simmetrica (divisibile matematicamente per 4), interrompe il ciclo di 4 e 8 battute solo tra batt. 31-32 (al tempo stesso inizio e fine di un ciclo) e batt. 87-96 ( con un ciclo ampliato, di 10 batt. totali ed il successivo ciclo ridotto, di totali 6).

Nel ciclo di battute 47-54 abbiamo la ripresa alla sottodominante (fa diesis maggiore). La parte nuova da battuta 63 (che, come detto all’inizio dell’articolo, non faceva parte dell’originale stesura) è di andamento frizzante (definito da Schumann “gioco grazioso di spiritelli saltellanti”).

Qui appaiono (in 4 cicli di 12, 4, 4 e 10 battute) pause e note staccate di semicroma per concludere con accordi spezzati l’intero preludio, uno slancio che non permette alcun indugio nella velocità e costringe all’assoluta leggerezza del peso della mano.

La fuga (di 55 batt.) si sviluppa a 3 voci e con inizio tematico in levare sottolinea il carattere gaio e talvolta scherzoso. Qui la risposta (batt. 3) al soggetto non è altro che il soggetto alla quarta giusta inferiore (risposta reale). Numerose le seste spezzate che si richiamano al preludio (es. batt.2 e 5-6). Al soggetto alla tonica (batt. 1-2) rispondono due controsoggetti obbligati (batt. 3-4 e 5-6). Da batt. 7 e 16 vi sono le imitazioni e progressioni, come di consueto, nei divertimenti.

Possiede tre parti: l’esposizione (1-22) da do diesis minore a mi diesis minore; lo sviluppo (23-42) che gode d’intensa vita tematica (in particolare l’alternanza tra tonica e dominante svolta  dalle voci estreme da batt. 35); una ripresa (42-51…che nelle fughe generalmente non c’è!) e un’unica entrata del soprano da batt. 52, col levare precedente, che porta alla conclusione (52-55).

Ancora una volta, vi auguro buon ascolto!

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Anche oggi al via con l’ascolto della seconda coppia di esecuzioni tratte dal I libro del Clavicembalo Ben Temperato di Bach, mi riservo di parlarne poi la prossima settimana.

Si tratta del preludio e fuga n. 2 in do minore BWV 847 di J.S. Bach.

L’esecuzione è ancora una volta affidata ad un grande del clavicembalo, Kenneth Gilbert, clavicembalista, didatta e musicologo canadese.

Buon Natale e arrivederci alla prossima settimana!

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Che meraviglia!

Oggi analizziamo una forma musicale: la FUGA, una delle più complesse ed interessanti, il cui carattere principale è l’IMITAZIONE.

La sua struttura in generale è questa ma molte sono le varianti:

– esposizione

– controesposizione

– sviluppo e divertimenti

– stretti

– pedale

Gli elementi che la caratterizzano sono essenzialmente 4:

– SOGGETTO

– RISPOSTA alla tonalità di dominante (V grado dalla tonalità d’impianto)

– CONTROSOGGETTO

– PARTE LIBERA

Attraverso questo video (realizzato con il programma iAnalyse…e peccato non vi sia una versione per Windows o Linux! Ma confido nel futuro) potrete averne un esempio chiaro con analisi inclusa in intinere.

La fuga che ascolterete è in do maggiore BWV 846, tratta da “Il Clavicembalo ben temperato” di Bach.

L’esecuzione è effettuata da un computer, quindi non c’è nessun tipo d’interpretazione espressiva che qui passa in secondo piano per favorire l’analisi della struttura.

Fuga in do maggiore BWV 846, tratta da “Il Clavicembalo ben temperato” , I vol. (1722) J.S. Bach

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Oggi vi regalo una perla di dolcezza, naturalezza ed eleganza che Horowitz, splendido ed umile artista ed insegnante, ha saputo regalarci nelle sue performances.

Il brano è di Schubert:

improvviso in sol bemolle maggiore D899 n. 3 op. 90 (pubblicato nel 1857).

Ascoltarlo ad occhi chiusi vale più di ogni cosa!

Improvviso in sol bemolle maggiore n. 3 op. 90.

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Quando in musica si parla di INTERVALLO s’intende la distanza fra due suoni diversi e la capacità di calcolarne i gradi tra l’uno e l’altro (in semitoni e toni). Occorre innanzitutto sapere che il semitono è la distanza più piccola tra due suoni vicini tra loro da non contemplare altro suono in mezzo, mentre il tono è proprio quando questo terzo suono esiste fra due.

Per i musicisti questo è un aspetto a volte difficoltoso perché, a meno che non si abbia il cosiddetto “orecchio assoluto” cioè la capacità innata d’indovinare il nome di una nota, la loro comprensione necessita di un po’ d’esercizio costante.

Ma a cosa servono questi intervalli?

Molte sono le utilità, eccone solo alcune:

– permette innanzitutto di suonare meglio, in maniera non solo istintiva ma anche ragionata, capendo la relazione tra i vari suoni che compongono una composizione;

– facilita la riproduzione di ciò che ascoltiamo anche solo dopo un primo ascolto usando gli intervalli come guida melodica e armonica (e questo soprattutto per i cantanti);

– permette di trascrivere la musica ad orecchio o di comporne di propria velocizzando così il processo di scrittura;

-agevola la memorizzazione di un brano;

-aiuta ad improvvisare su di un brano conosciuto;

– per i suonatori di strumenti ad arco, in particolare ma non solo, agevola l’accordatura con una migliore intonazione agli altri strumenti in orchestra.

Ora, per impararli esistono vari metodi ma quello che nella mia esperienza ho trovato migliore è sicuramente quello di associare ad ogni intervallo l’inizio di un brano, di una canzone o di qualsiasi melodia conosciuta nel mio bagaglio musicale, che sia di genere classico o moderno è davvero indifferente poiché ritengo che la musica vada ascoltata tutta, di genere e forma diverse, che piaccia o no, che sia sinfonica, pianistica, vocale, corale, jazz, folk, soul, funky, metal, pop  e quant’altro. Più musica ascoltate, più riferimenti sarete in grado di pescare e maggiori relazioni (diversità e somiglianze) salteranno a galla non solo tra i suoni ma tra i brani stessi.

Vi sono intervalli minori (m), Maggiori (M), Giusti/Perfetti (P) (e vedremo anche Aumentati e diminuiti).

Elenco qui di seguito un esempio di corrispondenza in base all’intervallo, sia ascendente che discendente, con l’esempio audio:

m2 (2nd minore) es. DO-RE bem.

M2 (2nd Maggiore) es. DO-RE

m3 (3nd minore) es. DO-MI bem.

M3 (3nd Maggiore) es. DO-MI

P4 (4nd Giusta o Perfetta) es. DO-FA

Tt. (Tritono, 3 toni) es. DO-FA diesis

P5 (5nd Giusta o Perfetta) es. DO-SOL

m6 (6nd minore) es. DO-LA bem.

M6 (6nd Maggiore) es. DO-LA

m7 (7nd minore) es. DO-SI bem.

M7 (7nd Maggiore) es. DO-SI

P8 (8nd Giusta o Perfetta) es. DO-DO (ottava sup.)

Per ognuno indicherò degli esempi sia ascendenti (es. DO-SOL) che discendenti (es. SOL-DO).

Ecco, quindi, la mia playlist di alcuni intervalli (in continuo aggiornamento):

m2 (ASC): Stormy Weather, White Christmas, La Pantera Rosa (tema), Acqua azzurra (ritornello, 2nd-3nd nota), Inno alla gioia (Beethoven), The Entertainer (S. Joplin)

m2 (DISC): The Lady is a tramp, Per Elisa (Beethoven), Joy to the world, Bolero (Ravel)…

M2 (ASC): Tanti auguri, Silent night, Fra’ Martino, Girotondo, Tu scendi dalle stelle, Alouette, London Bridge, Aria del Toreador (da “Carmen” di Bizet)

m3 (ASC): Greensleeves, Ninna Nanna (Brahms), Georgia on my mind, Halleluja (Jeff Buckley, rit.), Blue eyes (E. John)

m3 (DISC): Il Mattino (Grieg), Un bel dì vedremo (Madame Butterfly), Misty, Non più andrai farfallone amoroso (Nozze di Figaro, Mozart), Cucù (popolare)

M3 (ASC): Kumbaya, Oh when the saints, , La Primavera (Vivaldi), Sonatine op. 36 n. 1 e 4 (I tempo, Clementi), Valzer “Sul bel Danubio Blu” (J. Strauss)…

M3 (DISC): Swing low, Sinfonia n. 5 in do min.(Beethoven), Walzer op. 39 n. 15 in la mag. (Brahms)

P4 (ASC): Silenzio militare (Nini Rosso), We wish you a merry Christmas, Studio op. 10 n. 3 (Chopin), At Least, Con te partirò, Così parlò Zarathustra-tema (R. Strauss), Amazing Grace, Love me tender (E. Presley), La Moldava (Smetana)…

P4 (DISC): Eine kleine nachtmusik (Mozart), Adeste fideles, nella vecchia fattoria…

Trit. (ASC): Maria (da “West Side Story” di Bernstein), Simpson (tema)

P5 (ASC): Twinkle twinkle, Odissea 2001 nello spazio (tema), Lavender’s blue, Polovetzian dance n. 17 (Borodin), Scarborough fair, Back to the future (tema), Moonriver

P5 (DISC): Feelings, Flinstones (tema), Minuetto in sol (Bach), Una furtiva lacrima (da “L’elisir d’amore” di Donizetti)…

m6:(DISC): Love story (tema)

M6 (ASC): Notturno op. 9 n. 2 (Chopin),, Supermario (tema), Libiam ne’ lieti calici (da “La Traviata” di Verdi), Sogno d’amore (Listz), My way

m7 (ASC): Star Trek (tema tv), Sei nell’anima (G. Nannini)

M7 (ASC): take on me (a-ha), Superman (tema film)

P8 (ASC): Over the rainbow, Verranno a te sull’aure (da “Lucia di Lammermoor” di Verdi)

Se avete una tastiera, un pianoforte o qualsiasi altro strumento, sta a voi ora il divertimento nel trovare altri esempi!



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Oggi si prosegue con l’ascolto del Clavicembalo ben Temperato, opera scritta da Bach in due tempi differenti e in due volumi separati: il primo nel 1722 ed il secondo nel 1744.

Partendo dal I libro abbiamo già ascoltato il preludio e fuga a 4 voci  in do maggiore BWV 846.

Oggi vi propongo l’ascolto di un grande della musica classica pianistica, Glenn Gould, l’esecutore in assoluto più originale di quest’opera.

Tale grandiosa opera è costituita da 24 brani, ciascuno suddiviso in due parti (un “preludio”, basato su armonia e sviluppo degli accordi e una “fuga”, incentrata più sulla melodia). Tutte le coppie di brani sono poi composte in tonalità sia maggiori che minori.

Il video che vi propongo è tratto dal film “32 piccoli film su Glenn Gould” nel quale possiamo godere dell’ascolto proprio del preludio e fuga a 3 voci in do minore BWV 847, eseguito da Glenn Gould:

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Johann Sebastian Bach

Cantata BWV 174 n.1 per orchestra “Ich liebe den Höchsten von ganzem Gemüte” (Leipzig, 1729)

Dopo l’ascolto del video precedente, oggi mi sembra doveroso accennare poche righe su Bach, il secondo passo per capirne la musica.

Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685- Lipsia, 1750) fu in vita principalmente clavicembalista ed ancor più organista virtuoso. Come compositore, diversamente dai suoi contemporanei Händel e Telemann, fu per molto tempo considerato di nicchia ed il suo modo di scrivere spesso reputato tradizionale e “demodé”. Poche le opere da lui composte stampate ai suo tempi, all’incirca una dozzina, così anche per tutto il cinquantennio successivo alla sua morte fino al 1801 quando fu finalmente pubblicato Il clavicembalo ben temperato. Il vero revival cominciò solamente dopo l’esecuzione nel 1829 a Berlino della Passione Secondo San Matteo, diretta da Felix Mendelssohn.

Bach si ricorda soprattutto per la polifonia ed il contrappunto (d’ispirazione italiana), i cui principi armonici furono utilizzati in seguito da molti compositori successivi (Martini, Beethoven, Mozart, Chopin, Schumann, Mendelssohn, Liszt, Brahms, Reger) e, non meno importante, per i contenuti sostenuti dalla sua forte fede luterana, motivo principale per cui scartò l’intento di comporre brani quali sonate o melodrammi (da lui ritenuti “piacere” e non “arte”), molto in voga all’epoca, privilegiando tematiche religiose e drammatiche, con estremo interesse per la liturgia, contenuti che ritroviamo soprattutto nelle Passioni, negli Oratori, nei Mottetti e nei Corali.

Le sue opere sono dunque da considerarsi, a motivo della loro complessità, sotto vari punti di vista: intellettuale, stilistico ed estetico.

Tra i maggiori esecutori di Bach si annoverano Karl Richter, Arthur Grumiaux e Glenn Gould.

Le opere furono per voce e coro, per organo, per clavicembalo, per altri strumenti solisti, per musica da camera e per orchestra.

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Segnalo un sito davvero utile ed interessante: si tratta di Classics for Kids, una serie di spunti su come far avvicinare i più piccoli alla musica in modo giocoso e spensierato attraverso alcuni programmi che sviluppano la lettura e l’ascolto musicale, un modo interattivo di mettere la tecnologia al servizio della musica,

buon divertimento!

http://www.classicsforkids.com/games/

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Ecco qui un singolare contenitore di biografie di grandi pianisti, buona lettura!

http://www.klavier.it/pianisti/index.htm

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Il ruolo di un genitore

Erik Satie (1866-1925), Gymnopedie n. 1, 1888

Alcuni pratici consigli per i genitori che seguono i loro piccoli nell’apprendimento dello strumento attraverso le lezioni di pianoforte e lo studio a casa:

1. La pratica dello strumento dovrebbe essere parte di ogni giornata, qualcosa di simile ad ogni consueta abitudine, meglio se scegliendo un momento preciso della giornata in cui vostro figlio ha ancora energie da spendere.

2. Non costringetelo mai a lunghe ore di pratica, non servirebbero a nulla. Meglio 10/15 minuti ben spesi che un’inutile ora di esercizi ripetuti con gli stessi errori all’infinito. Di certo esauriscono ogni motivazione! Inoltre, lunghe sedute al pianoforte verranno percepite come punizione, oltre che nuocere gravemente alla schiena. Meglio, piuttosto, piccoli momenti di studio intervallati da una salutare passeggiata!

3. Raccomandate sempre a vostro figlio/a di fare esercizi di riscaldamento prima di ogni cosa (per esempio le scale su 1 ottava o, al massimo, 2, o piccoli esercizi di articolazione delle dita) e di esercitare tutto lentamente  e a mani separate (anche i brani già imparati). Solo dopo questa introduzione si potrà passare alle mani unite lentamente e solo in seguito (quando lo riterrà l’insegnante) gradualmente più veloci con l’aiuto del metronomo.

4. Stabilite insieme un piccolo programmino quotidiano, una sorta di scaletta:

– le scale per il riscaldamento (ed esercizi di stretching delle dita)

– il piccolo esercizio/studio per curare le dita e la posizione delle mani assieme alla melodia e alle note

– il brano più complesso

– solo alla fine il brano che piace di più per concludere in relax e divertimento.

5. Non c’è nulla di più incoraggiante per un figlio che suonare per i propri genitori e amici, i vostri figli hanno bisogno che voi partecipiate alle loro emozioni, non aspettate di sentirne i progressi soltanto il giorno del saggio!

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Vivere la musica

Molti sono ormai gli articoli nel web riguardanti la musica e le lezioni di pianoforte ma uno di quelli che mi ha colpita porta la firma di Nisshin M. Claus che, attraverso una rapida ricerca, scopro essere un monaco buddista.

Da subito l’impressione data dalle sue parole è di una grande semplicità e capacità di arrivare immediatamente al cuore della questione.

In sintesi, egli dice che vivere, respirare e diventare Musica dovrebbe essere la meta di ogni musicista e ascoltatore, sia esso professionista e non.

La Musica non dovrebbe essere però un fatto per pochi “eletti” e nemmeno un fenomeno meramente intellettuale. “Non bisogna essere particolarmente dotati per godere appieno delle proprietà della musica” (senza nulla togliere importanza a chi professionalmente si sia dedicato anni e anni di necessario studio).

L’autore dice anche che “per troppo tempo il fare musica e l’ascoltarla sono rimasti due fenomeni distaccati” e che invece è necessario che il musicista sappia fare entrambe le cose, anzi, per essere un bravo musicista è indispensabile che si sappia ascoltare e che si ascolti molta musica.

Dice, ancora che “La Musica, dal momento in cui è stata composta, non appartiene più al compositore, ma a tutti coloro che ne vengono a contatto” poiché “le orecchie non sono dominio di pochi” ed “L’azione di ascoltare parte per prima cosa dal di dentro”; al musicista bisognerebbe prima insegnare “come” si ascolta la Musica e successivamente “come si suona”perché siamo troppo abituati oramai a “sentire” musica facendo altro nel momento stesso in cui stiamo ascoltando (in ciò che oggi si definisce multi-tasking).

E vi lascio con un ultimo consiglio di questo splendido e saggio autore che non può che trovarmi d’accordo:
“dedicare tempo all’ascolto è dedicare tempo a voi stessi”.

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In questa sezione potrete trovare un elenco di metodi italiani e stranieri in circolazione negli ultimi anni rivolti a bambini e ragazzi che utilizzo nelle mie lezioni.

Essenziale l’acquisto/noleggio di una tastiera o pianoforte e di un metronomo meccanico o elettronico!

Giocando sulla tastiera:

Musica, maestro! Cantiamo e suoniamo insieme (A e B), Betty Reggiani, ed. Curci-Milano

Il mio primo pianoforte (corso preparatorio), Remo Vinciguerra, Curci Young

Corso Facilissimo di pianoforte, parte prima e seconda, J. Thompson, ed. Carisch

Corso Tutto-in-Uno, Lezioni-Teoria-Brani, Alfred’s Basic Piano Library

Per i primi passi:

Poli il polipo, Carolyn Moretti, ed. Ricordi

Gli Amici di Poli il Polipo, Carolyn Moretti, ed. Ricordi

Corso di pianoforte, primo Grado, Michael Aaron, ed. Carisch

Un pianoforte tutto colorato (dal primo al terzo livello), Giovanni Polloni, ed. Sinfonica

A quattro mani:

Grandi note per 2 piccoli pianisti, Curci Young

Animali domestici, Mario Consiglio, Edizioni Accordo, Milano

Il primo concerto del giovane pianista, Giuseppe Galluzzi, Nuova Carisch

Il Paradiso dei bambini, 6 pezzi facili per pianoforte a 4 mani, Vincenzo Billi, ed. Ricordi

Il Rosso e il Nero, Remo Vinciguerra, Curci Young

Sorrisi Infantili, Pozzoli, ed. Ricordi

Pezzi melodici, op. 149, Anton Diabelli, ed. Ricordi

Corso Tutto-in-Uno, Lezioni-Teoria-Brani, Alfred’s Basic Piano Library

Per allievi adulti:

Corso moderno per pianoforte, John Thompson, Volontè & Co.

Primi tasti: antologia di Grandi Successi, Franco Concina, Volontè & Co.

Primi tasti: le più belle di sempre, Franco Concina, Volontè & Co.

Corso tutto-in-uno adulti,vol.1 e 2, Palmer-Manus-Lethco, Volontè & Co.

Méthode de piano débutants, Hervé-Pouillard, Lemoine editions

Esercizi progressivi di solfeggi cantati e parlati, Nerina Poltronieri, Rugginenti editore

Le cinque dita, op. 777, Czerny, ed.Ricordi

101 prèmiere études pour le piano, Hervé-Pouillard, , Lemoine editions

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