Archive for the ‘Didattica’ Category

Vi propongo oggi l’ascolto e analisi del preludio e fuga in do diesis minore eseguita da Konstantin Semilakovs.
Nella stessa tonalità del Chiaro di luna di Beethoven, raramente utilizzata da Bach, il preludio fa da introduzione alla successiva fuga con la sua espressiva cantabilità. Ha uno stile di “ricercare“. Non ha una polifonia rigorosa, sembra quasi un’invenzione e si estende, attraverso progressioni, in un unico respiro fino alla battuta 15, quando finisce la prima parte e inizia la seconda. Nella prima parte c’è il tema (tonica-dominante) e la sua risposta armonicamente speculare (dominante-tonica). Mentre nella seconda, alla dominante della tonalità iniziale (sol diesis minore), il tema e la sua risposta sono rafforzati e maggiormente mescolati tra loro con un punto di maggiore espressività alla battuta 25 (la nota si diesis) ed una cadenza d’inganno (V-VI, anziché come ci si aspetterebbe V-I). Curiosità: se volte approfondire la cadenza d’inganno sarà molto divertente guardarsi la spiegazione di Alessandro Baricco a questo link:
Spesso la cadenza d’inganno permette all’ascoltatore di sorprendere ed al compositore di aggiungere una frase in più. in questo caso a battuta 35 e 36 c’è un richiamo al tema della fuga.
Bach Digital
La fuga ha invece ben 5 voci e 3 soggetti, anche questa un’eccezione tra le fughe del primo libro, poiché tale complessa polifonia era di solito peculiare delle grandi opere di musica sacra. In molti hanno cercato di capire se i 3 soggetti abbiano carattere proprio oppure siano da intendere come 1 soggetto tematico importante e due controssoggetti. Ma, a mio avviso, sembra che i tre temi (soggetti) siano ben distinti e ben diversi tra loro da averne il tipico carattere e da non potersi considerare di minore importanza rispetto al primo soggetto. Il secondo soggetto entra alla battuta 35 ed il terzo alla 49.  Non mi dilungo sulle entrate delle varie voci che nell’edizione Ricordi (il cui revisore è Tagliapietra) sono ben segnalate e devono ovviamente essere evidenziate musicalmente.
Scegliendo un tempo al metronomo di non più di 60 alla minima, è utile evidenziare bene il carattere di ogni soggetto: marziale quasi funereo il primo, più concitato e rapido il secondo,  più incisivo  il terzo.
Per lo spartito, ecco il link:

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Quest’anno mi sono ritrovata ad avere molti allievi adulti. La scelta di suonare uno strumento come il pianoforte non deve essere esclusiva per i bambini ma trovo che un approccio tardivo sia non solo utile ma anche il modo migliore di trascorrere il tempo in maniera creativa e utile per la mente.

Vorrei consigliare alcuni primi ascolti per avvicinarsi al mondo del pianoforte ed arricchire il proprio bagaglio:

Clementi, Sonatina op. 36 n. 1 eseguita da Costantino Mastroprimiano:

http://www.youtube.com/watch?v=y6h9uBSEK5g&feature=fvst

Mozart, Sonata k 331, eseguita da Ivo Pogorelich:

http://www.youtube.com/watch?v=GNDz3_7LS_w

Beethoven, Bagatella op. 119/11, eseguita da Yukio Yokoyama

http://www.youtube.com/watch?v=egISXUrS5NQ

Scarlatti, Sonata k 141, eseguita da Martha Argerich

http://www.youtube.com/watch?v=PcsRl_LIJHA

Schumann, Mignon da “Album per la gioventù” op. 68. eseguita da Jörg Demus:

http://www.youtube.com/watch?v=pDJHbyEdJbI&feature=related

Chopin, Valzer in la minore op. 19, eseguito da

http://www.youtube.com/watch?v=C7E_s85aqR8

Satie, Je te veux, eseguito da Jean-Yves Thibaudet

http://www.youtube.com/watch?v=FM9GgEsa8k4

Debussy, Nocturne, eseguito da Francois-Joël Thiollier

http://www.youtube.com/watch?v=uyZJ3rNb4xM&feature=related

Bartok, Rumanian Folk Dances, eseguite da Béla Bartók

Listz, Tarantella, eseguita da Boris Berezovsky

http://www.youtube.com/watch?v=YamHNXapfpU

Ravel, Sonatina, eseguita da David Fung

http://www.youtube.com/watch?v=L302PJFsQ-g

Brahms, Intermezzo op. 117 n. 2, esguito da Grigory Sokolov

http://www.youtube.com/watch?v=IkLOEDAS9HM

Gershwin, Tre preludi, eseguiti da Bruno Canino

http://www.youtube.com/watch?v=_SqMIJ_deAE

De Falla, Danza rituale del fuoco, eseguita da Aldo Ciccolini

http://www.youtube.com/watch?v=13CmP2tGr_g

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Ciao a tutti! Oggi vi propongo un sito davvero particolare che propone un nutrito numero di giochi musicali per ogni età, della serie “come unire l’utile al dilettevole”.

Theta music trainer, creato da Steve Myers, approfondisce molti aspetti dell’apprendimento musicale: riconoscimento di brevi sequenze di note (Parrot Phrases), timbri (Channel Scramble, Tonal Recall), intervalli (Melodic Drops), accordi/arpeggi (es. Flash Chord, Three Tones, Phrase Fitter) ritmi (es. Flash Styles, Rythm Puzzle)), pratica dell’ ear-training (Tonal Recall) e distinzione tra le tonalità maggiori/minori con esercitazioni vocali (Number Blaster, Vocal Steps, Vocal Degrees, Vocal Match, Speed Pitch), accordatura (Speed Pitch, Dango Brothers).

Ovviamente potete intanto provare la versione di prova. Registrandovi gratuitamente dà accesso ai primi tre livelli di ogni gioco.

Per chi poi (allievi, genitori o docenti) volesse utilizzarli appieno (quindi oltre i tre livelli di prova) occorre chiaramente acquistarli.

Curiosità: “nelle attivita’ di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacita’ immaginativa radicata nel profondo”. Lo stato theta è conosciuto come quella condizione della mente dove si può cambiare la realtà all’istante in modo positivo.

Buon divertimento!

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Splendido documentario sull’importanza di crescere con la musica.

A partire dal metodo Suzuki viene illustrato come con questo metodo s’insegni a suonare uno strumento attraverso l’imitazione e l’ascolto.

Nonostante i suoi limiti, molti sono i pregi di questo metodo: creare un approccio naturale alla musica, abituare all’ascolto e alla disciplina, imparare con naturalezza un linguaggio nuovo come quello musicale.

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Il viaggio nell’apprendimento musicale si sposta poi in Ecuador dove lo studio della musica classica, talvolta vista come qualcosa di elitario, e ad il supporto dell’associazione Huancavilca, ha permesso a molti bambini della periferia povera di Guayaquil  di poter suonare in un orchestra sinfonica e di portare avanti la loro passione che forse un giorno potrebbe trasformarsi anche in professione.

E per ultimo, l’esempio della scuola Kalkeri in India, fondata nel 2002, che fornisce ospitalità, cure mediche ed istruzione gratuite. Un collegio in cui per 3 ore al giorno si pratica la musica cantando e suonando il sitar, l’armonio, la tabla e la tampura, tipici strumenti tradizionali indiani.

Un documentario assolutamente da non perdere per comprendere perchè la musica è importante nella crescita dell’essere umano e di come si riesca, attraverso l’apprendimento di uno strumento, a potenziare la fiducia in sè stessi, la pazienza e la costanza verso i propri obiettivi.

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E’ una delle opere  più ricche di colore e contrasti, viaggio e diario delle impressioni di un visitatore che passeggia tra i quadri di una mostra, scaturita dall’immaginazione di Modest Musorgskij (uno dei compositori del gruppo dei Cinque per il quale l’arte era legata al folclore e alla tradizione popolare russa) dopo essere rimasto magicamente affascinato dai quadri dell’amico Viktor Alexandrovic Hartmann, morto l’anno precedente e per il quale fu organizzata una mostra a San Pietroburgo nel 1974. La versione originale dei Quadri di un’esposizione, scritta nel 1873, è pianistica ed è forse la meno conosciuta, poichè a renderla popolare fu la trascrizione per orchestra di Nikolaj Rimskij-Korsakov (e l’esecuzione di Maurice Ravel nel 1929). Al seguente link potrete ascoltare l’interpretazione pianistica di Alice Sara Ott giovane e talentuosa artista:

http://www.medici.tv/#!/alice-sara-ott-schubert-mussorgsky-verbier-festival-2012

L’ascolto della versione orchestrale lo trovate qui sotto, con tanto di titolo e di scansione temporale per ogni singolo brano:


0:00 I. Promenade
1:41 II. Gnomus
4:15 III. Promenade
5:14 IV. Il vecchio castello
9:37 V. Promenade
10:11 VI. Tuileries
11:14 VII. Bydło
14:13 VIII. Promenade
14:57 IX. Ballet of the Unhatched Chicks
16:16 X. “Samuel” Goldenberg und “Schmuÿle”
18:17 XI. Limoges, le marché
19:46 XII. Catacombæ (Sepulcrum romanum) and “Cum mortuis in lingua mortua”
23:29 XIII. The Hut on Fowl’s Legs (Baba-Yagá)
27:06 XIV. The Great Gate of Kiev

Per i più curiosi: una versione rock progressive fu realizzata dal gruppo Emerson, Lake & Palmer per il loro album omonimo nel 1971.

E per concludere, l’autografo del compositore Modest Musorgskij così recita in fondo all’opera: “Lo spirito creatore del defunto Hartmann mi conduce verso i teschi e li invoca; questi si illuminano dolcemente all’interno” e così noi ancora oggi, viaggiatori musicali, ci lasciamo lentamente condurre dalla sua musica…

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Aleksandr Borodin ritratto da Repin

Sicuramente lo avrete già sentito nominare perchè nella storia della musica è inserito tra i grandi nomi della musica russa come facente parte del Gruppo dei Cinque (assieme a Balakirev, Cui, Musorgskij e Rimskij-Korsakov) che si occupò di elevare la musica russa al pari delle altre scuole musicali nazionali (tedesca, francesce e italiana). Aleksandr Borodin, nato a San Pietroburgo nel 1833 da una relazione tra il figlio del principe Luka Semenovic Gedianov e la sua amante ventiquattrenne Avdokija Konstantinovna Antonova, fu un personaggio alquanto particolare poichè oltre ad annoverarsi tra i musicisti, fu anche valente chimico e ricercatore scientifico. Considerava la musica, come lui stesso disse “un riposo dalle sue occupazioni più serie” e fu proprio per questo che non scrisse moltissime opere, ma tra queste, Il Principe Igor, divenne certamente la più celebre, a tal punto da entrare a far parte nel 1953 del musical Kismet a Broadway (noto è il tema di Stranger in Paradise che riprende proprio quello delle Danze Polovesiane):

Di Borodin si sanno molte cose e molti sono gli aneddoti che potete trovare sul web: spesso lo si ricorda come la classica figura dello scienziato sempre di corsa e sempre indaffarato, polistrumentista da bambino e “dilettante” da adulto tanto da proseguire la sua scrittura del Principe Igor per ben vent’anni senza mai riuscire a finirla (fu infatti completata postuma da Rimskij-Korsakov), socievole e di compagnia a tal punto da avere la casa sempre invasa da amici, studiosi e musicisti. Ma è innegabile, e le Danze Polovesiane lo testimoniano, che il suo stile musicale fosse così delicato, elegante, ricco di originali temi da rimanere nella testa di chiunque lo ascoltasse.

L’originalità dei temi, le delicate armonie e la ricercatezza modale caratterizzano altresì le sue composizioni più note: i due quartetti per archi, la seconda sinfonia, la Petite Suite per pianoforte e lo schizzo sinfonico ricco di elementi folklorici russi, Nelle steppe dell’Asia centrale (1880).

E vi lascio con una poesia di Charles Bukovski:

Vita di Borodin

la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda che era solo un farmacista
che scriveva musica per distrarsi;
la sua casa era piena di gente:
studenti, artisti, barboni, ubriaconi,
e lui non sapeva mai dire di no.
la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda che sua moglie usava le sue composizioni
per foderare la cuccia del gatto
o coprire vasi di latte acido;
aveva l’asma e l’insonnia
e gli dava da mangiare uova à la coque
e quando lui voleva coprirsi la testa
per non sentire i rumori della casa
gli lasciava usare soltanto il lenzuolo;
per giunta c’era sempre qualcuno
nel suo letto
(dormivano separati quando proprio
dormivano)
e siccome tutte le sedie
erano sempre occupate
spesso lui dormiva sulle scale
avvolto in un vecchio scialle;
era lei a dirgli di tagliarsi le unghie,
di non cantare o fischiare
di non mettere troppo limone nel tè
di non schiacciarlo col cucchiaino;
Sinfonia n.2 in si minore
Il principe Igor
Nelle steppe dell’Asia centrale

riusciva a dormire solo mettendosi
un pezzo di stoffa scura sopra gli occhi;
nel 1887 partecipò a un ballo
all’Accademia di medicina
indossando un allegro costume nazionale;
sembrava finalmente di un’insolita gaiezza
e quando cadde sul pavimento,
pensarono che volesse fare il pagliaccio.
la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda…

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Da oggi e nelle prossime settimane, posterò, per la gioia di allievi, genitori e amici i video del recital del 26 maggio di quest’anno.

a presto!

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Come ogni anno, sono sopravissuta al periodo più difficile, quello dei saggi! La mia stanchezza sommata a quella dei miei allievi a quella dei genitori e dei colleghi, mi hanno, nonostante tutto, permesso di superare con soddisfazione questo momento. Sapere come si organizza un saggio s’impara e l’esperienza degli anni passati è sicuramente servita.

Il recital di fine anno, superfluo a dirsi, è un’ occasione importante per me, per testare il lavoro svolto con ciascun allievo, ma lo è sorpattutto per gli allievi affinchè possano mettersi alla prova di fronte ad un pubblico. Un mio amico un giorno mi disse, saggiamente, che chi ha il talento  musicale non può tenerlo per sé ma ha la “missione” di condividerlo con gli altri. Niente di più vero e motivo principale per il quale si “deve” suonare in pubblico. E’ davvero questo lo spirito con il quale insegno ad affrontare il recital, non soltanto per sé stessi, per crescere, maturare e rinnovare la passione per la musica. Sbagliare qualche nota fa parte del gioco!

Mi piacerebbe nei prossimi lunedì farvi ascoltare alcune delle performance del recital. Iniziamo con la Jamaican Rumba del compositore australiano Arthur Benjamin.

Composta nel 1938, è parte di una suite orchestrale che si rifà ai ritmi caraibici delle Antille (anche se la rumba è una danza di origine africana), e brano che rese famoso Benjamin non solo in Jamaica (dove il governo lo ringraziò a suon di rum!) ma in tutto il mondo.

Quella che vedrete e sentirete qui è la versione a 4 mani, ma ve ne sono molte altre (a due pianoforti e per orchestra sono le più celebri) eseguita da me e dalla mia allieva Seiko Mazzucato a chiusura del recital conclusivo di quest’anno.

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Sabato ho avuto l’immenso piacere di assistere ad uno degli House Concerts di Piano City Milano, splendida rassegna di musica pianistica con eventi sparsi un po’ in tutta la città meneghina (e peccato non averli potuti sentire tutti!).
Così, grazie all’invito di Gian Mario Soggiu, brillante pianista conosciuto grazie ad un mio articolo  riguardante l’interpretazione della Cathédrale Engloutie eseguita da Dominique Piers Smith,  suo amico e collega, ho potuto ascoltarli entrambi, con due programmi a dir poco stimolanti ed impegnativi.

Ringrazio ancora di cuore Gian Mario e Dominique che spero di rivedere presto!

Ma avrò modo di  raccontarvi di quest’avventura musicale nel prossimo articolo.

Oggi vorrei darvi invece modo di ascoltare un brano didattico apparentemente facile che ritengo tra i più raffinati. In questa serie di brani ne sarò io stessa esecutrice.

La Gymnopédie n. 1 di Erik Satie composta, come le altre due, nel 1888 è certamente un brano per i giovani allievi ma non certo da affrontarsi ai primissimi anni.

Il titolo Gymnopédie fa riferimento alle Gymnopaedia, ciclo di festività che si svolgeva ogni luglio a Sparta e che includeva  danze di guerra e di abilità in onore degli dei e degli eroi caduti in battaglia. Solitamente si accosta allo stile neogreco nelle arti figurative.

In questo brano non vi sono passaggi tecnici particolarmente difficili, scale, abbellimenti grandi aperture accordali, velocità etc… ma la sfida maggiore sta  nel tocco e quindi nel saper calibrare  l’accompagnamento della sinistra, che danza in 3/4 con appoggio del peso sul secondo tempo, con il tema alla destra che deve necessariamente risaltare sempre cristallino e leggero, per rendervi un’immagine, direi quasi come se questo canto si posasse sopra un cuscino di nuvole. La ciclicità e la ripetitività pervade il nostro orecchio dando una sensazione di completo abbandono, per poi ironicamente sorprenderci alla fine col cambiamento di accordi (dal maggiore della prima parte al minore nella seconda).

Credo che questa sorta di ironicità a fine brano rispecchi il carattere e l’atteggiamento che lo stesso Satie dimostrò in vita in varie occasioni (da leggere assolutamente “I quaderni di un mammifero”) pur se amante della semplicità e al contempo dolente della propria solitudine.

Consiglio fortemente di studiare questo brano per imparare l’indipendenza delle mani, il tocco, i colori e l’uso del pedale senza l’ansia di una velocità eccessiva ma soprattutto per imparare che nelle cose semplici talvolta c’è molto più da cogliere e percepire.

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Oggi finalmente posso farvi ascoltare due brani tra i più celebri di Johannes Brahms nel repertorio a 4 mani.

Sono stati eseguiti da me e da una mia allieva davvero brava e appassionata, Seiko Mazzucato, durante il recital 2011 dei miei allievi.

Si tratta del Walzer op. 39 n. 15 in la maggiore composto nel 1865 e della Danza Ungherese n. 5 in fa♯ minore del 1869.

Brahms, compositore amburghese della seconda metà dell’Ottocento si contrappone di solito a Wagner per il suo stile compositivo complesso ma, al tempo stesso, per una certa inclinazione al popolare ungherese e viennese che predilige, contrariamente al sinfonismo wagneriano, imperante in quello stesso periodo, un maggiore intimismo e dolcezza poetica (di cui il Walzer n.15 ne é un magnifico esempio). Al critico, didatta e fedele amico Eduard Hanslick si attribuisce solitamente la dedica dei 16 Walzer.

Mentre nella seconda parte del video potrete ascoltare La Danza Ungherese n.5, probabilmente la più celebre che, al pari delle altre 21 danze composte agli esordi della carriera di Brahms, si rifà a motivi popolari magiari (non gitani ma ungari!). Non vi era in Brahms  alcuna intenzione filologica, come faranno in seguito Dvořák e Kodály. Le due particolarità più evidenti sono l’alternanza di due temi di carattere opposto, di cui il primo ripetuto alla fine (schema ABA), ed una struttura ritmica molto marcata, come solitamente accade per tutti i brani di origine popolare.

Buon ascolto!

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Con un po’ di ritardo dovuto al ponte del I maggio, oggi vi consiglio un libro del 2001 definito dal Daily Mail “Il libro che trasformerà vostro figlio in un appassionato di musica!”. Io l’ho trovato spassosissimo!

L’autore, Steven Isserlis, brillante violoncellista britannico di fama internazionale, vincitore nel 1998 del premio CBE “per il suo impegno al servizio della musica” e del Premio Schumann, riesce a presentarci alcuni dei più celebri compositori della musica classica in maniera divertente e curiosa, non solo narrandoci gli eventi più singolari e significativi della loro esistenza ma anche fornendoci consigli sui primi ascolti da affrontare per avvicinarci gradualmente alla loro musica.

[…] La musica è magia. Ma chi l’ha inventata? E chi lo sa. Da dove viene? Chi lo sa. Chi l’ha composta? Nessuno lo…No, un attimo; QUESTO lo sappiamo! I compositori compongono musica. Scrivono tanti punti e linee sulle pagine; poi intervengono gli esecutori che, con i loro strumenti e le loro voci, trasformano questi punti e linee in suoni. E’ tutto veramente misterioso. O forse no? In fondo, le parole che stai leggendo, non sono che un’altra serie di punti e linee. Sicuramente conosci il loro significato, perciò puoi guardarle, traendone il loro suono e il loro senso. Allo stesso modo la musica non è altro che un altro genere di linguaggio con i loro significati. Ma c’è qualcosa di magico nella musica rispetto a ogni altro linguaggio. La varietà dei suoni è molto, molto più vasta rispetto a qualsiasi lingua parlata; ed è proprio perché non sono legati a un preciso significato che i suoni possono esprimere molto di più. […]

(Steven Isserlis)

Eccovi, tra l’altro, un’ intervista all’autore.

Un libro che non deve sicuramente mancare nella libreria dei docenti di musica, rivolto ai ragazzi ma, perchè no, anche ai genitori.

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Ecco il pensiero di Benjamin Zander, sapiente direttore d’orchestra, nel corso di una delle conferenze al Ted.

Un pensiero sicuramente semplice e ricco di spunti di riflessioni ma personalmente il concetto che mi è arrivato è che di sicuro la musica classica, se raccontata, se caricata delle nostre esperienze, ci coinvolge e ci fa entrare nella sua magia e, ultimo pensiero ma non meno importante, è che la musica classica sarà alla portata di tutti, al pari di altri generi di musica, solo se ognuno di noi cercherà di abbassare le difese e i pregiudizi nei suoi riguardi. “Open your mind!”

Eccovi la traduzione dell’intervento di Zender:

Probabilmente molti di voi conoscono la storia dei due uomini d’affari che andarono laggiù in Africa nel 1900. Erano stati mandati là per vedere se c’erano possibilità per il mercato delle scarpe. Entrambi mandarono dei telegrammi a Manchester. Uno di loro scrisse: “Situazione disperata. Stop. Nessuno ha le scarpe.” E l’altro: “Occasione unica. Nessuno ancora porta le scarpe!” (Risate)

C’è una situazione simile nel mondo della musica classica, perché alcune persone pensano che la musica classica stia morendo. E alcuni di noi che pensano che il meglio deve ancora venire. Piuttosto che mostrarvi statistiche e grafici e dirvi tutto sulle orchestre che si stanno sciogliendo, e sulle case discografiche che stanno chiudendo, ho pensato di fare un esperimento stasera — un esperimento. In verità, non è un vero esperimento perché io già conosco il risultato. (altro…)

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Dedico a tutti i miei allievi queste splendide regole scritte da Robert Schumann…lo so, sono parecchie e difficili da applicare tutte, ma prendetele come stimolo per vivere all’insegna della musica con entusiasmo, volontà e umiltà:

1.   La formazione dell’orecchio è la cosa più importante. Esercitati sin dall’inizio a riconoscere note e tonalità. La campana, i vetri delle finestre, il cuculo: tenta di cogliere quali suoni producono.

2.   Suona con diligenza le scale e gli studi di meccanismo. Molti, però, sono convinti di poter giungere ai più alti risultati solo perché, quotidianamente, per anni e anni, passano ore a esercitarsi negli studi per le dita. E’ un po’ come se si sforzassero ogni giorno di recitare l’alfabeto il più veloce possibile, tentando ogni volta di aumentare la velocità. Impiega pure il tuo tempo in modo migliore.

3.   Suona a tempo! La maniera di suonare di certi virtuosi è come l’andatura di un ubriaco. Non siano questi i modelli per te.

4.   Impara prima che puoi le leggi fondamentali dell’armonia.

5.   Non strimpellare mai! Suona sempre con tutta la tua attenzione e non interrompere mai un pezzo a metà. (altro…)

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Una delle suite debussiane che mi lasciano un senso di meraviglia crescente ad ogni nuovo ascolto è senz’altro Estampes, composta nel 1903 e costituita da 3 gioielli musicali simili a delicate xilografie antiche: Pagodes, La soireé dans Grenade e Jardins sous la Pluie.

Il primo brano, Pagodes, s’spira al “gamelan(uno splendido esempio lo trovate qui), ensemble di strumenti percussivi in uso a Bali e Giava, presentato per la prima volta nel 1889 nel corso dell’Esposizione Universale di Parigi. L’eco di suggestioni esotiche pervade l’intero brano attraverso l’immancabile uso della scala pentatonica,  una timbrica brillante quasi metallica, ricorrenti ritmi percussivi e l’uso sostenuto del pedale tonale (usato in modo saggio e mai sovrabbondante, fedeli all’indicazione dello stesso Debussy “delicatamente e quasi senza sfumature” che per noi pianisti si dovrebbe tradurre in:”non esagerare con i rubati e non ridondare con l’espressività altrimenti si trasforma in un brano di stile romantico!”.

Pianista: Davide Cabassi

Il secondo brano, La soireé dans Grenade, è un’ “habanera”, danza spagnola simile al tango (vi basti pensare a quella celebre tratta dalla Carmen di Bizet o al tradizionale La Paloma, per averne un’idea). Dall’oriente ci spostiamo alla Spagna araba con chiare imitazioni chitarristiche, senza per questo attingere direttamente da motivi popolari precisi ma solo con l’intento di evocarne le atmosfere (così come disse lo stesso Manuel De Falla). Con spiccata capacità di Debussy di dipingere scene non è difficile immaginare un gruppo di danzatori che con le loro movenze disegnano immaginari arabeschi tra le strade di Granada.

Pianista: François-Joël Thiollier

Il terzo e ultimo brano, Jardins sous la Pluie, ci trasporta in Francia, e pur descrivendo un temporale autunnale (con tutto il suo corredo di scrosci, tuoni, vento ululante – i cromatismi – e quant’altro) include anche due melodie infantili popolari francesi che sembrano riportare la spensieratezza tipica di ogni fanciullo (la stessa tonalità da minore passa a maggiore).

Pianista: Jeremy Menuhin

La descrittività è il carattere di tutti e tre i movimenti come se Debussy si fosse reso conto che la musica ha un valore aggiunto quando esplora a fondo tutte le capacità coloristiche e timbriche oltre a quelle armoniche e formali. Ecco la semplicità della magia del caro Debussy!

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Partiture di Bach

Oggi ho ampliato un po’ la sezione “materiali” con le prime 4 coppie di preludi e fughe di Bach tratte dal Clavicembalo Ben Temperato che vi ho analizzato negli articoli precedenti. Trovate nella “Home” già la categoria Bach per ritrovare tali articoli.

Ovviamente del Clavicembalo Ben Temperato sarebbe più opportuno possedere l’intera opera i due volumi e vi consiglio caldamente l’edizione Henle-Verlag poichè è la più rispettosa dell’opera. Ma se volete prima dare un’occhio ai singoli brani il sito IMSLP potete facilmente scaricarli singolarmente e in seguito pensare all’acquisto in toto dell’opera.

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